Un incipit è di per sé la fine. (C. Bene)

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lunedì 30 gennaio 2012

La menzogna del cinema: Il film, una riscrittura senza fine - Giuseppe Tornatore [Lectio doctoralis, 2009]

Incipit n°25:
Signor Ministro, Magnifico Rettore, Signori Docenti, Studenti, Signore e Signori...
...sono davvero onorato di ricevere un così importante riconoscimento. Voglio ritenerlo un invito, che naturalmente accolgo, a continuare nel mio lavoro impegnandomi sempre di più. Spero di non deludere il vincolo che in questo momento sento di stringere con la vostra Università.

Casa editrice: Bompiani - "PASSAGGI" - Prima edizione: giugno 2011

A proposito del libro: "Il libro comprende una prefazione di Giovanni Puglisi e una Laudatio di Giovanni Canova dal titolo 'Il cinema e le intermittenze della memoria', pronunciata in occasione del conferimento a Giuseppe Tornatore della laurea magistrale honoris causa in Televisione, cinema e new media presso l'Università IULM di Milano, il 1° dicembre 2009, ed ovviamente, la Lectio doctoralis pronunciata da Giuseppe Tornatore dal titolo 'Il film, una riscrittura senza fine'".

mercoledì 30 novembre 2011

L'avventura londinese o l'arte del vagabondaggio - Arthur Machen [Romanzo-saggio, 1924]

Incipit n°24: 
C'è una certa taverna, nella parte nord-occidentale di Londra, che è così lontana dal cammino degli uomini e così ben nascosta che solo poche persone ne hanno mai sospettato l'esistenza. È piuttosto distante infatti dalle vie principali del frondoso quartiere una volta familiarmente conosciuto come "The Wood", e inoltre la via secondaria in cui è situata non suggerisce la presenza di alcun locale di pubblico intrattenimento.

Titolo originale: The London Adventure or the Art of  Wandering
Traduzione: Franco Basso
Casa editrice: Giovanni Tranchida Editore - "Le piramidi" - Prima edizione: febbraio 1998

A proposito del romanzo: "Un romanzo-saggio che si snoda lungo percorsi spaziali e temporali nella periferia londinese e a ritroso nel tempo, dagli anni Venti alla fine dell'Ottocento. I diversi piani narrativi convergono in lunghe digressioni che coinvolgono varie discipline, dall'architettura alla teologia, dalla critica letteraria alla storia ecclesiastica, che affrontano un tema particolarmente affascinante: «la scienza della grande città: la fisiologia di Londra; dal punto di vista letterario e metafisico, la materia più grandiosa che mente umana possa concepire»".

lunedì 24 ottobre 2011

Tutto quel nero - Cristiana Astori [Romanzo, 2011]

Incipit n°23:
La guardò. Era sdraiata a terra, avvolta in un abito di pizzo nero che disegnava striature segrete sulla pelle. Le labbra socchiuse. Lo sguardo enigmatico. E quella sciarpa di seta che le fluttuava sul volto e glielo copriva e scopriva in un'onda scarlatta. E poi le mani.

Casa editrice: Arnaldo Mondadori Editore - "Giallo Mondadori"

A proposito del romanzo: "Troppo tardi per i ripensamenti, Susanna,. Non avresti dovuto accettare quello strano incarico, anche perché il compenso era davvero troppo alto. Okay, avevi appena perso il lavoro e l'idea di dare la caccia a una vecchia pellicola scomparsa non ti sembrava male. Fare il topo di cineteca non è mai stato un mestiere rischioso, anche questo è vero. Ma almeno la fantomatica agenzia che ti ha assunta, per conto di un altrettanto misterioso collezionista, avrebbe dovuto insospettirti [...] Be', cara Susanna, ormai e troppo tardi per ripensarci. E attenta a tutto quel nero".


martedì 18 ottobre 2011

Tarantola - Thierry Jonquet [Romanzo, 1984]

Incipit n°22:
Richard Lafargue misurava a passi lenti il viale ricoperto di ghiaia che conduceva al piccolo stagno incastonato nel boschetto che fiancheggiava il muro di cinta della villa. La notte era chiara, una sera di giugno, il cielo costellato da una pioggia di scintllii lattiginosi.

Titolo originale: Mygale
Traduzione: Giovanna De Angelis
Casa editrice: Einaudi - "Stile Libero Noir"

A proposito del romanzo: "Thierry Jonquet, uno dei più importanti innovatori del noir francese, ci catapulta in un incubo senza fine, nell'orrore celato dietro la normalità dell'apparenza, dove la ferocia è marchiata a fuoco nella carne dei protagonisti, e insinua un atroce interrogativo: fin dove può arrivare una persona ferita? Una storia nerissima che affonda nell'ambiguità oscena dei corpi e delle loro identità. Il noir che ha ispirato il film di Pedro Almodòvar 'La pelle che abito' con Penelope Cruz e Antonio Banderas".

venerdì 30 settembre 2011

Il dottor Bilob - Giuseppe Bonaviri [Romanzo, 1994]

Incipit n°21:
Il dottor Giovanni Bilob, un medico sui sessanta anni, di costituzione minuta, quel caldissimo pomeriggio d'agosto era venuto a Roma insieme alla moglie per ritirare l'abito da sposa della figlia Pina offertole, come usanza, dalla suocera.

Casa editrice: Sellerio editore Palermo - "La memoria"

A proposito del romanzo: "Il dottor Giovanni Bilob, medico, durante i preparativi per le nozze della figlia, sul treno che da Roma lo riporta a casa incontra un giovane fisico che lavora a un esperimento per trasformare in musica i suoni che nascono in ogni angolo dell'universo, e parla di strani «cavalli lunari». L'incontro, come l'irrompere del diavolo sulla scena del Maestro e Margherita, eccita la mente di Bilob e lascia che ai suoi occhi prendano rilievo le cifre di una armonia universale, di un'anima del mondo, altrimenti segrete nella vita ordinaria. E come nella mitologia, esse si raggrumano in simboli umani - il venditore di palloncini arabo, saggio e poeta; piccoli dei silvani, o bambini che giocano nel bosco di Paliano; i «cavalli lunari»; un fantasmagorico concerto rock; e soprattutto Angelica, una giovane donna, ostessa, imparentata con la luna. E coincidono, nella festa di nozze, a condurre Bilob, e gli amici convenuti, lungo una piega bizzarra della realtà. Sogno, o favola poetica e magica (ma Bonaviri asserisce il realismo del racconto: «Finita questa storia, verosimile per chi sa meditare, se lettore c'è, ne tragga umori, o suoni, che vuole»), Il dottor Bilob è forse soprattutto un moderno epitalamio, un canto di nozze in forma di racconto".


domenica 18 settembre 2011

L'enorme tempo - Giuseppe Bonaviri [Romanzo, 1976]

Incipit n°20:
In quei tempi raggiungevo Mineo col treno attraverso l'erta di Fildidonna e di Militello, punteggiata di altissime acavi reclinate su siepi di cardi tra cui pascolava qualche mula storna. I viaggiatori erano pochi, intristiti dalla nuvolaglia che piovosa affondava nei seminati striminziti.

Casa editrice: Sellerio editore Palermo - "La memoria"

A proposito del romanzo: "Fu Vittorini a seguire passo passo la nascita e la crescita di questo romanzo. E fu Romano Bilenchi a volere per primo che il romanzo venisse pubblicato. 'L'enorme tempo' apparve nel 1976. Ferdinando Virdia scrisse: «Il vero protagonista non è tanto il giovane medico narrante se stesso, ma il paese, con le sue case e con la sua luce, con le tracce delle innumerevoli generazioni che vi si sono succedute, con la gente viva e con i morti, con gli ammalati, con i vecchi, con i bambini, con gli animali che vivono insieme tra le medesime mura, con i ricordi delle generazioni che ognuno si porta dentro. Il giovane medico ritrova ogni giorno l'antica favola nella presente realtà...»".

giovedì 15 settembre 2011

Il sarto della stradalunga - Giuseppe Bonaviri [Romanzo, 1954]

Incipit n°19:
Io don Pietro Scirè sarto della stradalunga, costretto dall'ozio di questi mesi di fitto inverno, mi propongo di scrivere qualche pagina della mia vita. Finite le feste di Natale in cui i contadini, con le berrette calate sino alle orecchie per il freddo, mi girano attorno o per i calzoni di tricot o per la giacca vechia da rivoltare e rimettere a nuovo, a Mineo, per noi sarti, non resta altro da fare che posare aghi, ovatta e forbici e starcene dietro i vetri della bottega a contare le pietre della strada o andare a sputare tra i tavoli del Caffè dei Benserviti.

Casa editrice: Sellerio editore Palermo - "La memoria"

A proposito del romanzo: "Italo Calvino fu tra i primi lettori del dattiloscritto di questo romanzo. Scrisse a caldo, nel 1952:  «Io mi sono divertito molto a leggerlo. È tutto scritto bene, con una continua inventiva di linguaggio e di spirito. In certi momenti è proprio bello  (il dialogo di due che guardano la luna). È disorganico,  si potrebbe far finire in qualsiasi punto o continuarlo finché si vuole, è un puro arabesco che parte da un materiale neorealistico ma non lo compone in romanzo, lo arzigogola in un affresco statico e continuo, o in una specie di soliloquio». 'Il sarto della stradalunga' usci nei «Gettoni» Einaudi nel 1954. Ne scrisse il risvolto Vittorini".

mercoledì 31 agosto 2011

Tommaso e il fotografo cieco ovvero Il Patatràc - Gesualdo Bufalino [Romanzo, 1996]

Incipit n°18:
Da ragazzo mi piaceva il rumore della pioggia. Soprattutto al mattino, nel dormiveglia, quando confusamente, fra i vapori d'un sogno grigioferro, la sentivo insinuarmisi nelle orecchie con lo strepito d'una voliera; ovvero simulare uno scalpiccio di piedi, di molti piedi, come per una marcia longa o un si salvi chi può.

Casa editrice: Bompiani - "Tascabili Bompiani"

A proposito del romanzo: "Fra un'anestesia e l'altra, fra un by-pass e l'altro, per allegria [...] un grottesco di chiacchiera e azione. Altrimenti: un non-romanzo travestito da iper-romanzo, e viceversa [...] un serpente che si morde la coda: quando tutto sembra finire, tutto sembra ricominciare. Per usare parole grosse, il paratesto entra nel testo e lo confuta. Col maleducato proposito di scoraggiare la credulità del lettore". (G. B.)

domenica 31 luglio 2011

Racconto d'autunno - Tommaso Landolfi [Romanzo, 1946]

Incipit n°17:
La guerra m'aveva sospinto, all'epoca di questa storia, lontano dai miei abituali luoghi di residenza. Due formidabili eserciti stranieri si scontravano allora sul nostro suolo, conducendo una campagna cruenta e che parve infinita alla maggior parte della popolazione, la quale ne fu, come si immagina, direttamente e barbaramente danneggiata.

Casa editrice: Adelphi Edizioni - "Biblioteca Adelphi"

A proposito del romanzo: "Si sa che l'ultima guerra, e in particolare la Resistenza, hanno per lo più dato origine in Italia a storie di «uomini e no», inclini a un'aspra sentenziosità. Nulla di meno congeniale a Landolfi, il quale scrisse febbrilmente la sua storia di guerra (questo Racconto d'autunno) nel 1946, ma giocando su tutt'altra tastiera. Qui un indefinito e sanguinoso conflitto fa da quinta a una vicenda di amore e morte che non sdegna nessuno degli attrezzi scenici del romanzo nero, dal ritratto ominoso agli animali demoniaci. E, al centro, troviamo una dark lady innocente e perversa, evocata per via necromantica, che ci appare una vera concrezione dell'eros landolfiano".